6.8.13

Berlusconi da record: 25 balle in 14 minuti

Berlusconi perde il (ca)pel(l)o, ma non il vizio. Le balle ed il palco abusivo. Nella manifestazione organizzata davanti a Palazzo Grazioli ci sono tutti gli elementi caratterizzanti del ventennio berlusconiano. Il Cavaliere è riuscito infatti a raccontare 25 balle (arrotondate per difetto. Alcune di esse ne contengono più di una al loro interno) in quattordici minuti di discorso, parlando da un palco montato abusivamente, senza l’autorizzazione del Comune di Roma e del Prefetto. Guai a fare le cose secondo la Legge se ti chiami Silvio Berlusconi.

Se in un Paese normale, un pregiudicato (specie nei giorni immediatamente successivi alla sua condanna) annunciasse la nascita di un nuovo (o vecchio) partito, gli elettori gli riderebbero in faccia e non lo voterebbero neanche sotto-tortura. In Italia invece, 1500 persone hanno dato vita al Marcio su Roma, muniti di bandiere e striscioni, per difendere il condannato in via definitiva. Il quale non li ha delusi, raccontando loro la favola che va dicendo da anni. Quella che a loro piace sentire. Con tanto di 25 balle.

1- “Credo che nessuno possa venirci a dire che questa è una manifestazione eversiva, come in molti, troppi, hanno detto”. Una parte del potere legislativo attacca ed insulta il potere giudiziario (il più importante per garantire l’equilibrio istituzionale): quella di ieri (come quella di Brescia) è stata una manifestazione a dir poco eversiva.

2- “Nessuno può venirci a dire anche che siamo, come hanno detto, degli irresponsabili, perché noi abbiamo detto, chiaro e tondo, che il governo deve andare avanti”. Hanno detto “chiaro e tondo, che il governo deve andare avanti”? Dalle dichiarazioni dei suoi compagni di partito non si evince tutta questa chiarezza. Ecco qualche esempio. Alfano: “Il destino del governo è legato al programma e se non è realizzato l’esecutivo non va avanti” (Ansa, 22 giugno 2013). Brunetta: “I governi stanno in piedi se governano. […] Se Saccomanni propende per una sospensione dell’aumento dell’Iva per tre mesi è una presa in giro, […] noi non ci stiamo” (Ansa, 25 giugno 2013); “Il governo rischia di cadere” (Agi, 26 giugno 2013); “Se (il governo, ndr) resterà preda di mille minimalismi, allora meglio che vada a casa” (Agi, 30 giugno 2013). Santanchè: “Benissimo ha fatto il PdL […] a ribadire in maniera secca e decisa la propria volontà politica inequivocabile di staccare la spina a Letta qualora il patto sul programma di riforme e sull’emergenza economica venisse meno” (Adnkronos, 22 giugno 2013); “Se dovesse arrivare un ‘no’ sulla richiesta di moratoria dei lavori parlamentari capiremo che non c’è un governo di coalizione. […] Far cadere un governo non è un’azione politica, è una conseguenza di un’azione politca” (Agi, 10 luglio 2013). Miccichè: in caso di condanna di Berlusconi nel Processo Mediaset “è difficile che il governo possa rimanere in piedi. La vedo dura. […] Mi pare difficile che non cada. […] Il governo Letta non ha ancora fatto nulla di quello che doveva fare [...]” (Agi, 25 luglio 2013).

Per dovere di sintesi, ci fermiamo qui.

3- “E abbiamo detto chiaro e tondo che il Parlamento deve andare avanti per approvare i provvedimenti adottati dal governo”. Vedi punto numero 2.

4- “Quello che ci spinge non è il nostro interesse particolare, ma prima di tutto sempre viene l’interesse di tutti. L’interesse della nostra Italia”. É risaputo che Berlusconi abbia a cuore l’interesse della “nostra Italia”. Nostra nel senso di sua, di Dell’Utri, di Previti e di pochi altri. A meno che le decine e decine di leggi ad personam approvate dalle maggioranze berlusconiane non siano state ideate nell’interesse di tutti. Chi non sentiva il bisogno fisico di veder approvato il Lodo Maccanico-Schifani, il Lodo Alfano, il Legittimo impedimento, la Ex-Cirielli, il Decreto Biondi, la Legge Tremonti, la Legge sulle Rogatorie, la depenalizzazione del Falso in bilancio, la Cirami, il condono fiscale, la Frattini, le leggi Gasparri, il condono edilizio, la legge che impone più Iva e meno spot per Sky, eccetera eccetera?

5- “Lo dico guardandovi negli occhi, uno ad uno, e lo direi guardando negli occhio i miei cosiddetti giudici: io sono innocente”. Non la pensano così il Tribunale, la Corte d’appello di Milano e la Cassazione. Non la pensano così neanche i giudici che in passato hanno prosciolto Berlusconi per avvenuta prescrizione (Lodo Mondadori, All Iberian 1, Consolidato Fininvest, Bilanci Fininvest 1988-1992, Processo Lentini, Processo Mills).

Si noti che è cambiata la tattica utilizzata da Berlusconi per proclamare la sua innocenza: ha smesso di giurare sulla testa dei suoi figli, forse su esplicita richiesta degli stessi.

6- “Non c’è mai stata una falsa fatturazione in Mediaset”. Forse voleva dire “non c’è stata solo la falsa fatturazione”. Infatti, in Fininvest/Mediaset esisteva un “meccanismo fraudolento“, attraverso il quale la società ha frodato il fisco a partire da metà degli anni ’80: il Colosso di Cologno Monzese acquistava diritti di trasmissione televisiva dalle Majors, tramite società del gruppo apparentemente indipendenti, prive però di qualsiasi struttura commerciale (“c/c di transito, prive di reale struttura“), localizzate in Paesi off-shore e amministrate da fiduciari di Berlusconi; i diritti, prima di approdare alla casa madre, erano oggetto di una serie di passaggi infragruppo (ossia, passavano da una società off-shore all’altra), che facevano lievitare il loro prezzo; una volta giunti a destinazione, i titoli venivano frazionati in più parti per rendere difficile la comparazione dei prezzi degli stessi. A partire dal 1995, anno della quotazione in borsa di Mediaset, il sistema di frode si è leggermente modificato, perché i diritti non venivano più fatti acquistare dalle società off shore, ma dalla International Media Service Ltd, società maltese anch’essa solo teoricamente terza al gruppo Fininvest; la IMS Ltd girava i diritti televisivi a Mediaset, che, come nel periodo pre-1995, li acquistava ad un prezzo apparentemente maggiore. Tale meccanismo fraudolento ha permesso alla Fininvest di abbattere gli utili e creare fondi neri attraverso la “fuoriuscita di denaro dal patrimonio di Fininvest/Mediaset a beneficio di Berlusconi“.

7-In quel periodo, “io facevo il presidente del Consiglio”. Vero, ma nei ritagli di tempo si adoperava per frodare il Fisco. Scrivono i giudici della Corte d’appello di Milano: “Era assolutamente ovvio che la gestione dei diritti, il principale costo sostenuto dal gruppo, fosse una questione strategica e quindi fosse di interesse della proprietà, di una proprietà che, appunto, rimaneva interessata e coinvolta nelle scelte gestionali, pur abbandonando l’operatività giornaliera. […] Ad agire era una ristrettissima cerchia di persone che non erano affatto collocate nella lontana periferia del gruppo ma che erano vicine, tanto da frequentarlo tutti (da Bernasconi ad Agrama, da Cuomo a Lorenzano) personalmente, al sostanziale proprietario (rimasto certamente tale in tutti quegli anni) del medesimo, l’odierno imputato Berlusconi”. In pratica, mentre i Bossi di turno minacciavano lo sciopero fiscale, lui lo praticava…

8- “Non telefonavo al centralino di Mediaset perché temevo che se anche una sola telefonista avesse detto che avevo telefonato, mi sarebbero venuti tutti addosso con il conflitto d’interessi”. Non credo si debba aggiungere altro, se non che erano increduli persino i suoi fans presenti. Il che dice tutto!

9- “Che senso ha una sentenza che mi attacca come azionista di un’impresa quotata in borsa? Allora si dovrebbero condannare tutti gli azionisti”. Si riveda il punto 7: Berlusconi non è stato condannato in quanto azionista del gruppo (o, come ha sostenuto qualcuno, perché non poteva non sapere). Prova ne sia che il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, è stato assolto visto che “non vi è prova sufficiente” per dimostrare che “fosse realmente consapevole” del meccanismo fraudolento. “Vi è” invece “la prova, orale edocumentale, che Silvio Berlusconi abbia direttamente gestito la fase iniziale dell‘enorme evasione fiscale realizzata con le società off shore”. Proseguono i giudici dela Corte d’appello: “Era riferibile a Berlusconi l’ideazione, la creazione e lo sviluppo del sistema che consentiva la disponibilità di denaro separato da Fininvest ed occulto al fine di mantenere ed alimentare illecitamente disponibilità patrimoniali estere presso conti correnti intestati a varie società che erano a loro volta amministrate da fiduciari di Berlusconi”.

10- “Una sentenza che non considera il fatto che io fossi fuori dalla televisione da venti anni”. Si rivedano i punti 7 e 9.

11- “Una sentenza che mi punisce indebitamente […] per una presunta evasione di 7 milioni e 300.000…(continua al punto 12, ndr)”. Berlusconi è stato condannato per aver frodato al fisco (il reato di frode fiscale è ben più grave dell’evasione fiscale) 7,3 milioni di Euro negli anni di imposta 2002-2003. Il sistema fraudolento però prende vita a metà degli anni ’80 (i reati antecedenti al 2002 sono caduti in prescrizione), perciò la frode fiscale riguarda una somma di denaro ben più ampia dei 7,3 milioni di Euro.

12-“...negli anni in cui Mediaset ha pagato 567 milioni di Euro di tasse”. Non basta pagare molte imposte per evitare una condanna per frode fiscale. Se un contribuente deve al Fisco 10, versa 9 e mette in piedi un meccanismo fraudolento per non pagare 1, deve essere condannato.

13- “Ove ci fossero questi 7 milioni e 300.000 Euro, mi hanno fatto pagare in appello una multa di 10 milioni e 500.000 Euro. Quindi lo Stato semmai è stato rimborsato”. In realtà, i giudici hanno disposto un versamento a titolo provvisionale di 10 milioni di Euro, ma in solido con i coimputati (Agrama, Lorenzano e Galetto).

14- “Ho sopportato, dopo essere disceso in campo nel ’94, venti anni di tentativi di una parte della Magistratura di buttarmi fuori dalla politica”. Nell’ordinanza del Gip di Brescia, Carlo Bianchetti, con la quale venne archiviata per totale insussistenza la denuncia presentata dal Cavaliere, nei confronti del pool milanese, reo secondo il denunciante di aver fatto cadere il governo Berlusconi I, si legge: “Risulta dall’esame degli atti che, contrariamente a quanto si desume dalla prospettazione del denunciante, le iniziative che il pool Mani Pulite, in uno dei numerosi filoni di Tangentopoli, aveva rivolto verso il dott. Berlusconi e le sue aziende, avevano preceduto e non seguito la sua decisione di ‘scendere in campo’. […] Al momento in cui egli aveva annunciato la volontà di partecipare alla competizione elettorale […] la Procura di Milano aveva già avviato svariati procedimenti concernenti lui e/o le sue aziende. […] Berlusconi ben conosceva” l’esistenza delle “legittime iniziative giudiziarie da tempo in corso. […] Si può affermare conclusivamente che l’impegno politico del denunciante e le indagini ai suoi danni non si pongono tra loro in rapporto di causa ed effetto” (Brescia, 15 maggio 2001). Le indagini a carico di Fininvest e Berlusconi sono antecedenti la sua entrata in politica e non viceversa.

15- “Ora (i magistrati, ndr) sono arrivati a raggiungere il loro traguardo”. Ovviamente, l’obiettivo dei magistrati non era quello di condannare definitivamente Berlusconi. É vero però che, in questi venti anni, l’obiettivo principe del Cavaliere è stato quello di non farsi condannare dai giudici.

16- “Non possono impedirci di guardare a questi venti anni della storia d’Italia, di capire e di dichiarare, che c’è una parte della Magistratura che appartiene ad una corrente della Magistratura fortemente ideologicizzata (sic!) e politicizzata, che nei suoi atti dichiara, in chiaro, che i suoi aderenti – che non si sa chi sono, perché è qualcosa di segreto – che i suoi aderenti devono usare il loro potere, il loro terribile potere, di togliere la libertà ad un cittadino, per aiutare il popolo ad avere la Democrazia. E secondo loro, la Democrazia il popolo ce l’ha solo se c’è la sinistra al governo”. Siamo al delirio più totale. Non serve aggiungere altro…

17- “Così, (i magistrati, ndr) hanno eliminato dalla vita politica, nel ’92 e nel ’93, i cinque partiti democratici che ci avevano governato per cinquanta anni, facendo crescere il benessere nella libertà e nella Democrazia”. Il Cavaliere era di diverso avviso nel gennaio del 1994, quando annunciò la sua entrata in politica: “La vecchia classe politica (i famosi “cinque partiti democratici”, ndr) è stata stravolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema del finanziamento illegale dei partiti (il “benessere” la “libertà” e la “Democrazia”, ndr), lascia il Paese impreparato e incerto nel momemento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica” (videomessaggio, 26 gennaio 1994). Pochi giorni più tardi Berlusconi andò oltre affermando: “Basta con la vecchia politica, noi vogliamo una politica diversa, nuova, pulita! Siamo l’Italia che risparmia contro l’Italia che ruba. Siamo l’Italia della gente perbene contro l’Italia dei vecchi partiti” (prima convention di Forza Italia, Roma, 6 febbraio 1994).

18- “Quando nel ’94, Silvio Berlusconi è sceso in campo, quando è nata Forza Italia, ci hanno lanciato contro un’accusa di corruzione ed hanno fatto cadere il governo eletto dagli italiani”. Berlusconi sostiene che il suo primo governo fu sfiduciato dalla Lega, perché i magistrati milanesi gli recapitarono un avviso di garanzia durante una riunione del G8 a Napoli. Sempre secondo la tesi portata avanti dall’ex Premier, lo stesso avrebbe appreso la notizia di un’indagine a suo carico, direttamente dal Corriere della Sera. Le cose, ovviamente, non andarono così. Facciamo chiarezza: 1- i pubblici ministeri milanesi non gli recapitarono un avviso di garanzia, ma un semplice invito a comparire (la cosa è ben diversa); 2- quest’ultimo gli fu recapitato a Roma e non a Napoli; 3- i Carabinieri non trovarono Berlusconi nella capitale ed allora, il giorno stesso (21 novembre), lo chiamarono per notificargli l’invito a comparire. È quindi impossibile che il Cavaliere sia venuto a conoscenza dell’atto della Procura milanese direttamente dal Corriere, il giorno seguente; 4- a Napoli non era in corso il G8, ma un convegno internazionale sulla corruzione; 5- se i magistrati avessero voluto farlo cadere politicamente, gli avrebbero notificato l’invito il 19 novembre, giorno delle Elezioni Amministrative, senza aspettare che si chiudessero le urne; 6- il governo cadde per una mozione di sfiducia firmata da Bossi e Buttiglione (affiancata da un’altra siglata da D’Alema). L’esecutivo venne fatto cadere, perché chi votò la mozione era contrario alla riforma delle pensioni (Lega in primis); 7-anche Bossi in quel periodo risultava indagato, perciò non avrebbe avuto senso far sfiduciare Berlusconi anche se indagato; 8- la Lega decise di togliere l’appoggio al governo Berlusconi I il 6 novembre, quindici giorni prima l’invio dell’invito a comparire.

19- “Via via, senza interruzione, un calvario di accuse. Ne ho 41 di processi alle spalle, che non sono riusciti a chiudere con una sentenza di condanna”. In realtà Berlusconi ha avuto 33 procedimenti (fra proscioglimenti, archiviazioni, assoluzioni, amnistie, prescrizioni, condanne e procedimenti ancora in corso. Spero di non essermi scordato nulla). Il Cavaliere, ovviamente, omette di dire che in molti processi ha evitato la condanna definitiva grazie all’amnistia, alla corruzione dei testimoni, alle leggi ad personam ed alle prescrizioni.

20-“Ne hanno messi in campo molti altri, perché evidentemente sono consapevoli che la presenza di Silvio Berlusconi […] è un argine contro il Regime. É l’unico baluardo che abbiamo contro un regime illiberale e giustizialista”. Anche in questo caso non credo serva aggiungere altro, se non che il Cavaliere confonde il giustizialismo con la Legalità…

21- “Non possiamo accettare che ci dicano […] di non criticare una Magistratura che non è un potere dello Stato – i poteri dello Stato sono quelli che seguono alle Elezioni da parte dei cittadini –, una Magistratura che è un ordine dello Stato fatto di impiegati statali che hanno fatto un compitino, vincendo un concorso, e che ora sono liberi; ma più che liberi: indipendenti, irresponsabili, non subiscono nessun controllo e mettono sotto gli altri poteri dello Stato: il potere esecutivo ed il potere legislativo. Questa è una condizione che si ritrova soltanto nei regimi”. Un potere dello Stato è tale se gode di attribuzioni previste dalla Costituzione, non se è eletto dai cittadini. Se fosse veritiera la definizione del Cavaliere, anche il governo italiano non sarebbe un potere dello Stato, in quanto non eletto direttamente dai cittadini. Per quanto riguarda la Magistratura: è la Costituzione ad imporre che le nomine dei magistrati avvengano per concorso (Art. 106). Ed è la stessa Carta Costituzionale a predisporre l’indipendenza dei giudici (“I giudici sono soggetti soltanto alla Legge”. Art. 101). Non vale la pena perdere altro tempo per commentare le altre affermazioni.

22- Nella Costituzione “non c’è scritto, come dovremmo credere guardando a quel che è successo (Processo Mediaset, ndr), che l’Art. 1 dica ‘La sovranità appartiene alla Magistratura che la esercita come vuole, senza ad alcun controllo’. Questo è ciò che dovrebbe essere scritto nella Costituzione per corrispondere alla dolorosa realtà nella quale ci troviamo”. “Guardando a quel che è successo”? “Dolorosa realtà” (forse per lui)”? Non è successo niente di che: un frodatore del Fisco è stato condannato per il reato commesso.

23- Il nostro è “un popolo che non conosce l’invidia, che non conosce l’odio, che ha rispetto per gli altri, a partire dai più umili. Un popolo che rappresenta la parte buona, la parte di buon senso, la parte produttiva del Paese”. Il popolo che continua a credere alle balle di un pregiudicato per frode fiscale…

24-“Credo che il vostro essere qui comporti che vi faccia una promessa: io sono qui! Io resto qui!”. Vero, se non avesse una condanna da scontare.

25- “Tutti insieme riusciremo a vincere e a cambiare il nostro Paese, facendolo diventare un Paese dove i cittadini non abbiano paura di trovarsi senza colpa in carcere, di vedere calpestata la propria esistenza e la propria libertà”. Chi di voi non si sveglia di soprassalto ogni notte, temendo di finire in carcere senza colpa? É una paura tipica…se ti chiami Silvio Berlusconi.

Sic transit, bunga-bunga…

Simone Ferrali

simone.ferrali@gmail.com

20.9.12

Finalmente l'Italia


[immagine tratta da http://barcellonapggiuseppegaribaldi.blogspot.it]

Ci sono strade e piazze intitolate a questo giorno fatidico per la storia d’Italia, è il giorno della famosa breccia di Porta Pia, il giorno in cui le truppe del regno sabaudo conquistano la Roma papale e pongono fine al regno temporale di Pio IX. In campo ci sono 50 mila soldati italiani, cinque divisioni agli ordini del generale Cadorna, contro 11 mila difensori papalini agli ordini di Hermann Kanzler, capo supremo dell’esercito pontificio. Quest’ultimo conta sulla solidità delle mura capitoline della riva destra del Tevere, dalla parte del Gianicolo e del Vaticano, solidità che era già stata sperimentata paradossalmente dai patrioti italiani di Mazzini e Garibaldi quando 21 anni prima, al tempo della Repubblica Romana, nel 1849, 10mila insorti avevano tenuto testa per due mesi a 30 mila soldati francesi molto meglio armati ed addestrati. Ma Cadorna lo ricorda bene, e decide di attaccare dalla riva sinistra. Sarà lì che si aprirà (a suon di cannonate, oltre 300) la famosa breccia di Porta Pia, sarà da lì che i bersaglieri entreranno di corsa. Il primo soldato a violare il ciglio della breccia è infatti un bersagliere del 12° battaglione, Federico Cocito. Era stato però l’esercito pontificio ad aprire per primo il fuoco a Villa Patrizi, facendo anche la prima vittima della battaglia, un povero caporale d’artiglieria italiano, Michele Plazzoli, centrato in piena fronte. Mentre avviene tutto questo, Papa Pio IX sta celebrando una messa davanti ai rappresentanti del corpo diplomatico. Fino all’ultimo il pontefice spererà nell’intervento di qualche potenza cattolica europea, ma questo non avverrà anche perché le stesse potenze cattoliche sono già impegnate a farsi la guerra l’una l’altra, ed era proprio su questo che Cavour ed il re Vittorio Emanuele avevano contato. Così già alle 10 del mattino è lo stesso Papa ad ordinare di innalzare la bandiera bianca sulla cupola di San Pietro.

UN BAMBINO BOLOGNESE CHE HA FATTO LA STORIA

Fin qui la Storia con la “esse” maiuscola, ma c’è anche una storia con la “esse” minuscola che merita di essere ricordata, anche perché probabilmente ha avuto una certa importanza nel determinare le vicende con la maiuscola. E’ la storia di un bambino bolognese, Edgardo Mortara: a Porta Pia si è combattuto anche per lui. Edgardo era stato sottratto con la forza dagli sgherri pontifici dalla sua famiglia ebraica, a Bologna, nel 1858, quando aveva solo sei anni, e portato a Roma per essere consegnato ai religiosi della Casa dei Catecumeni che fin dal 1540 avevano il compito di convertire ebrei e mussulmani. Ma perché strappare con tanta violenza un bambino, e solo quello fra otto figli di un’agiata famiglia ebraica bolognese, provocando sdegno e proteste ufficiali in tutta Europa? Perché la Chiesa aveva scoperto che uno dei figli dei coniugi Mortara era stato battezzato a loro insaputa da una donna di servizio cattolica, tale Anna Morisi, per “scongiurare” una grave malattia del piccolo che aveva in effetti rischiato di morire. Essendo diventato cattolico, quel bambino, secondo le autorità ecclesiastiche, non poteva più essere educato e cresciuto da genitori ebrei.
Il caso ebbe una vasta risonanza internazionale. Si mossero per primi i potenti banchieri ebrei Rothschild, con i quali il Vaticano era indebitato, chiedendo che il bambino fosse restituito alla madre “che era quasi impazzita in seguito all’accaduto”. Poi scese in campo la stampa liberale di tutta Europa denunciando le leggi medievali ancora in vigore nello Stato Pontificio. Pressioni erano giunte al Papa anche da parte di Cavour tramite il conte della Minerva. L’imperatore francese Napoleone III aveva incaricato il proprio ambasciatore presso la Santa Sede di comunicare al Papa che la restituzione del piccolo Edgardo Mortara ai suoi familiari di Bologna era un “suo personale desiderio”. Ma la risposta di Pio IX era stata sempre no. Suscitando probabilmente un certo risentimento in Napoleone, risentimento non estraneo all’avvallo internazionale, più o meno tacito, che la Francia ed altri stati europei diedero poi all’occupazione sabauda dello Stato Pontificio. Così si può dire che un bambino bolognese di 6 anni – al quale pare che lo stesso Pio IX si fosse affezionato e lo trattasse come un figlio – ha contribuito a fare la Storia, quella con la “esse” maiuscola. Fra i combattenti italiani di Porta Pia c’era anche un giovane ufficiale bolognese, Riccardo Mortara, 25 anni, fratello maggiore di quel bambino “rapito” dai papalini dodici anni prima.

[Articolo tratto da www.telesanterno.com, rubrica “Calendario: Quando oggi era ieri”]


7.9.12

Polli d'allevamento


Mi hanno assunto all’ E**l!
Il grido, legato al salto di gioia, risuona per casa. L’entusiasmo del ventenne che vorrebbe essere contagioso. Ma….Perché c’è, un ma. Alla base, la delusione del padre che, alla stessa età, ci aveva provato davvero, ad entrare nel prestigioso ente nazionale:  ed erano stati muri di gomma, nonostante titoli di studio più elevati ed anche una telefonatina del portaborse del segretario dell’oscuro deputato pentapartitico. Per cui, suonava strano che adesso il prestigioso Ente assumesse così, con inserzioni sulla Rete e sui giornalini locali. Presto detto: chi assume infatti non è l’Ente ex monopolista, ma una (più o meno oscura) società più o meno satellite e dal marchio molto simile che, ovviamente, non assicura uno stipendio, ma esclusivamente provvigioni.  La possibilità di utilizzo del marchio, dicono, è possibile proprio grazie alle cosiddette “liberalizzazioni” nel campo dell’energia. In pratica, cosa succede? Succede che frotte di ragazzotti vengano contattati da queste Premiate Ditte, vengano indottrinati a dovere nella ricerca e  -soprattutto -  nel convincimento dei polli da spennare. Perché, intendiamoci, le Premiate Ditte non offrono prezzi migliori  -quello che sarebbe il fine delle liberalizzazioni-  ma qualcosa di diverso.  Leggendo con attenzione i fogli che i patacchinati portano nella elegante borsa col marchio dell’ ex monopolista, ne saltano fuori delle belle.  Curiosamente, si tratta di contratti predisposti per due sole specifiche categorie di utenti: i polli attivi e i polli passivi.

I “polli attivi”: convinti di essere i più furbi, si rivolgono spontaneamente alle società che offrono energia nel mercato libero, implorando la possibilità di essere ammessi fra i loro clienti. Magari si sono fatti suggestionare da una insistente campagna promozionale in tv, dove tutti promettono tutto a tutti per niente o poco più. Alle prime bollette si accorgeranno di non aver risparmiato un bel nulla, e magari daranno al Governo la colpa dell’aumento dei costi.

I “polli passivi”: decisamente più numerosi, non si rivolgono a nessuno. Sono quelli, poveracci, che vengono braccati casa per casa da [non invitati] giovanotti col patacchino. Ovviamente non ci sono polli passivi dappertutto:  c’è una maggioranza di persone che quando danno udienza ai patacchinati, credendo che si tratti di dipendenti E**l , invece che disoccupati pagati a provvigione da società dai nomi simili, lo fanno per l’impossibilità di immaginare l’inghippo che si nasconde nelle parolone che ascolteranno, frasi in cui significati ambigui di parole conosciute, insieme con altre sconosciute, portano a conclusioni imprevedibili. Non sono polli ma è come se lo fossero. Uno dei fogli del mio figliuolo “patacchinato” , per dire, è titolato “Richiesta di Attivazione”, ed è formulato analogamente ad una supplica di un suddito in disgrazia. Stranamente, non è titolato “Contratto di Fornitura Energia ecc. ecc. ”.

Perché?
Perché in prima battuta non può esserlo. Dato che la società proponente non possiede una propria rete elettrica o del gas, non fornirà mai nulla. Vuole solo poter gestire i soldi delle bollette ricavandoci qualcosa. Così il documento contiene scaltrezze metamorfiche per mutarsi successivamente in Contratto. Infatti, la “Richiesta” sottoscritta dà mandato alla Premiata Ditta di rivolgersi agli effettivi gestori di reti, chiedendo di continuare a fornire energia al pollo, ma a nome suo. Se i veri gestori ci stanno, la Richiesta diventa automaticamente un Contratto in virtù di più firme apposte dal pollo in prima pagina, dove dichiara di accettare integralmente ciò che è scritto lì e nelle pagine successive non lette, sottoscrivendo implicitamente anche di essere un pollo fessacchiotto. Sta appunto qui la furbata malefica: la “Richiesta/Contratto” si dilunga in sette pagine stampate in caratteri minuti, con 25 articoli e 91 commi (il doppio di battute della Costituzione degli Stati Uniti, Emendamenti compresi), con numerose sigle incomprensibili anche ai lettori evoluti senza l’uso di glossari, e non è esaustiva (l’art. 1 – Definizioni, non spiega le sigle astruse, però cita 16 direttive dell’AEEG senza riportarle). Su due piedi, durante l’incursione dei patacchinati, é indigeribile un testo di 70.000 battute. La Legge non permette una cosa simile: c’è l’art. 1341 del CC che parla chiaro: “Le condizioni generali di contratto predisposte da uno dei contraenti sono efficaci nei confronti dell’altro, se al momento della conclusione del contratto questi le ha conosciute o avrebbe dovuto conoscerle usando l’ordinaria diligenza”. La Premiata Ditta cita tranquillamente quell’articolo nel punto dove il pollo deve firmare per l’accettazione del tutto, facendogli così ammettere di aver conosciuto le condizioni del contratto. La quadratura del cerchio non è mai stata un’operazione difficile. Quando i patacchinati se ne vanno con una richiesta/contratto firmata, un pollo s’è guadagnato un intermediario in più, che per contratto non muoverà un dito in caso di defaillance nelle erogazioni. Nonostante lui abbia già assolto oneri per cauzioni ed altro coi veri fornitori, l’intermediario pretenderà la corresponsione di “contributi in quota fissa” a copertura degli oneri amministrativi, esigendo che riparta da zero con un nuovo fornitore che fornitore non è, compresi i dati sensibili economici in deroga alla tutela della privacy opportunamente autorizzata dal pollo.
Ed il prezzo libero, il motore di tutto? Si tratta di una voce variabile fra altre che concorre al prezzo finale: esattamente come per il mercato “non libero”. Ciò permette al pollo che lo scopre, dopo attente letture e considerazioni del contratto firmato, una consapevolezza nuova: che sottoponendosi ad una limitante (e pure umiliante) burocrazia aggiuntiva non migliora per nulla la qualità dei servizi che riceverà, né aumentano le garanzie, anzi, diminuiscono; forse risparmierà qualche centesimo se i mercati internazionali si mostreranno benigni; però capirà con soddisfazione che aziende costruite ad hoc per fare da inutili passacarte prosperano con l’adesione dei polli. Sotto la vaga impressione dell’incombere di un sistema parassitario, potrebbe giungere alla conclusione che come al solito si stava meglio quando si stava peggio. Rimpiangendo la solida stolidità del solito poco tutelante sistema monopolistico standard, egualmente ipertassato ma un po’ meno farraginoso. Un salto evolutivo non da poco, passando dal ruolo di polli inconsapevoli a quello di normali stupidi che accettano docilmente quanto stabilisce una genia di filibustieri dominante l’Italia da decenni. Per cui, occhio se qualche suadente patacchinato busserà alla vostra porta.
[per la cronaca: mio figlio, resosi conto di tutto questo, ha restituito borsa, fogli, penne, gadgets ed ha preferito fare volontariato sulle ambulaznze: più povero in soldi, ma più ricco dentro. E pulito].

8.8.12

Bevete buon latte

Allora: è il primo e forse unico atleta italiano che confessa pubblicamente il ricorso a sostanze dopanti. Ma è anche il primo a rappresentare la difficoltà a reggere il peso delle aspettative di una nazione che per molti altri aspetti è deresponsabilizzata: ha sbagliato, verrà punito, ma il primo a cui ha fatto male è se stesso.
E tutto ciò mentre i media fanno passare sottotraccia i danni creati, per dirne solo una, dal calcioscommesse. Dove milioni di persone sono state letteralmente e materialmente truffate
Posso capire la delusione nel vedere "barare" un atleta che si credeva "pulito", ma riportiamo le cose ai giusti toni: accendere una discussione sul doping è giusto, ma non bisogna dimenticare l'aspetto umano della vicenda. La dolorosa vicenda umana di Marco Pantani non ha insegnato nulla, allora: come al solito, ci si getta a capofitto, iene affamate di sangue, per portare a casa un po' di facile moralismo. Ad Alex, per quello che vale, la mia solidarietà.

4.7.12

La bellezza riunita

Rieccomi. 
Non è un gran periodo: problemi familiari, sul lavoro, il caldo atroce e millemila altri pensieri mi stanno prosciugando tempo ed energie. Non riesco a rispondere alle mail, a volte mi scordo persino di caricare il telefono, non sto neppure più comprando il quotidiano, dato che arriva sera e rimane intonso nel borsello. E di vacanze, quest'anno, non se ne parla. Allora mi riaffaccio su questo posto chiamato blog ripartendo da una considerazione sfiorata in alcuni commenti sul post precedente: la differenza tra bellezza e fascino. Avevo citato l'esempio di Scarlett Johansson: ragazza indubbiamente molto bella, ma che nel mio soggettivo non ha quel "quid" che chiameremo per comodità fascino, ma potrebbe allargarsi al concetto di potere seduttivo. Ovviamente, tutto è molto soggettivo: non a caso Simo rilanciava col "suo" Russell Crowe che, anche se lontano dai canoni estetici classici, ed ormai "lievitato", ai suoi occhi conserva un fascino molto forte. Perchè poi, è vero che siamo nel campo dei gusti personali, ma quando parlando in giro ci sono personaggi che riscuotono consenso estetico diffuso, pur non rientrando certo nei canoni classici, si può pensare ad una maggioranza di pensiero. 
Per spiegarmi, potrei citare ad esempio la coppia neosposa Ranieri-Zingaretti: lei ha suggestionato non poco sin dai tempi del famoso "Anto', fa caldo!" dove il mix tra bellezza mediterranea e situazione ambigua l'ha proposta come icona decisamente seduttiva, pur non avendo lineamenti regolari, nasino alla francese o boccuccia a cuoricino (anzi); lui è pelato in un paese in cui invece pare necessario essere ipertricotici a qualunque età, è "ranco" come si dice da queste parti (alias, ha le gambe storte: una mia amica sostiene che se le avesse dritte sarebbe oltre il metro e novanta...), ha la predisposizione tutta maschile alla pancetta, eppure...
All'opposto, si potrebbe citare la coppia in auge durante gli Europei di calcio, quella formata da Cristiano Ronaldo e Irina Shayk: lui coi suoi lineamenti da dio greco (anche se non so se nell'Olimpo si usasse il gel), lei con la bellezza glaciale delle donne dell'est. Eppure (sempre opinione personale) sembrano due insulsi, non oso immaginare cosa possano dirsi a casa la sera: sembrano due tronisti in versione premium, e ad occhio dubito che sappiano chi siano Proust o Bergman o Monet. Insomma, non li vedrei immersi nella spiritualità, diciamo così. Mentre invece -e penso faccia parte del suo fascino- una che stupisce è la signora Ciccone, alias Madonna: ho visto il suo film "W.E." e se la cava alla grande anche lì. A dimostrazione che in quella testa c'è molto più che una "blonde ambition". In quanto al potere seduttivo, mi è rimasta impressa una frase che su di lei disse anni fa il mio amico M.P. , noto "fimminaro": premetto che siamo ben oltre i confini del volgare, ma rende l'idea. Erano appena usciti il libro fotografico ed il film "In bed with Madonna" ed il suo commento fu: "Se fosse porca anche solo la metà di quello che vuol far credere, stroncherebbe un toro meccanico". Tu chiamala, se vuoi, seduzione.