1.4.15

Parole e pensieri/3


[Egon Schiele - L'abbraccio]


«Il dolore è passato. La vita lo ha trasformato in qualcos’altro; dopo averlo provato, dopo aver singhiozzato, lo si nasconde agli occhi del mondo come una mummia da custodire nel padiglione funerario dei ricordi. 
Passa anche il dolore provocato dall’amore, non credere. 
Rimane il lutto, una specie di cerimonia ufficiale della memoria.
Il dolore era altro: era urlo animalesco, anche quando stava in silenzio. È così che urlano le bestie selvatiche quando non comprendono qualcosa nel mondo – la luce delle stelle o gli odori estranei – e cominciano ad avere paura e ululare. 
Il lutto è già un dare senso, una ragione e una pratica. Ma il dolore un giorno si trasforma, la vanità e il risentimento insiti nella mancanza si prosciugano al fuoco purgatoriale della sofferenza, e rimane il ricordo, che può essere maneggiato, addomesticato, riposto da qualche parte.
È quel che accade ad ogni idea e passione umana».

 Sándor Marái, “Il gabbiano”, Adelphi, Milano

30.3.15

“Noi siamo stati sconfitti, ma abbiamo vissuto una stagione straordinaria, che ha fatto crescere un'esperienza di milioni di persone che hanno fatto politica cambiando il paese, democratizzandolo. E, poi, il nostro orizzonte non guardava solo all'Italia: eravamo parte di un mondo e di una pratica collettiva alta e vitale in tante parti del pianeta. Quando sono andato in Vietnam e sono sceso nelle città sotterranee costruite per sfuggire ai bombardamenti americani, io in quei cunicoli bui divisi da muri di fango mi sentivo in uno spazio aperto e illuminato da una lotta creativa. Oggi, a volte, l'orizzonte della politica mi sembra diventato più piccolo e angusto e non vedo una risposta all'altezza degli eventi che sono maturati”.

Buon Centesimo Compleanno, Compagno Pietro!




25.3.15

Parole e pensieri/3


"Sul viso la sintassi non ha imperio, non ha nessun comando"




 [preso di peso da non sovrappeso da QUI]






20.3.15

Parole e pensieri/2


© Fotogramma da "Grand Budapest Hotel"

"Vedete, ci sono ancora deboli barlumi di civiltà lasciati in questo mattatoio barbaro che una volta era conosciuto come umanità. Infatti è quello che abbiamo a disposizione nel nostro modesto, umile, insignificante ... oh, fanculo"



[frase di Monsieur Gustave  -un grandissimo Ralph Fiennes-  nel film più bello che abbia visto negli ultimi tempi: ed il vantaggio di averlo potuto vedere nella quiete domestica è stato anche quello di aver potuto copiare sulla fedele Moleskine le frasi che ti entrano nella testa per non uscirne più.